Press

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About “Aquadro” movie and soundtrack by Stefano Lodovichi (2013) – Italian Press

[…]l’accurata scelta della colonna sonora più adatta alle frequenze della storia.[…]
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http://www.pensieridicartapesta.it/2013/04/26/aquadro/

[…] Lirico e duro, ben recitato e ben montato, trascinato da una colonna sonora dolce e puntualeAquadro ha quel respiro europeo che emoziona oltre il solito cinema nostrano, segnale che anche in Italia ci sono autori “in potenza” capaci, pure a basso costo, di realizzare ottimo Cinema. […]

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Onesto e spietato

[…] Stupenda la colonna sonora, mix perfetto tra elettronica e cantautorato folk-pop, curata da Klaus Leitner, Irene Hopfgartner e Ivo Forer, già componenti dei (sic) Sense of Alaska. […]

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http://www.ilfattovesuviano.it/2013/04/aquadro-dal-seme-dellossessione-nasce-lamore-targato-internet/

Interview with STEFANO LODOVICHI – PANORMA.IT 
[…] La colonna sonora è molto efficace e ben gestita. Come l’hai scelta?

La musica è la linfa vitale dei film. Cercavo realtà musicali che fossero il più possibile in sintonia con questa storia e con il mio mondo, un gruppo che fosse a metà tra i Sigur Ros e i Mogway, un gruppo che vivesse di una forte componente strumentale, delicato ma allo stesso tempo capace di sprigionare una grande forza emotiva. L’ho trovato a Bolzano, sono i Sense of Akasha (SOA), un gruppo che risponde perfettamente a questi requisiti. La colonna sonora è firmata da tre componenti dei SOA, Klaus Leitner, Ivo Forer e Irene Hopfgartner.[…]

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http://cultura.panorama.it/cinema/aquadro-il-sesso-al-tempo-dei-social-network-intervista

[…] Perché, per merito anche delle belle musiche a firma di Klaus Leitner, Irene Hopfgartner e Ivo Forer, sono massicce dosi di umanità ad emergere nel corso della emozionante oltre ora e mezza di visione al cui interno il sesso, suo argomento cardine, non viene banalmente sfruttato al fine di mostrare gratuite immagini esplicite, ma, al contrario, per ricordare che in amore è sempre in due che si ottiene la vera forza per affrontare ostacoli e difficoltà.[…] (http://www.everyeye.it)

[…]Non rimane che fare un fragoroso applauso al giovane regista, a chi ha curato la fotografia (tutto sembra tranne che un film italiano), la colonna sonora e agli attori. Aquadro è un film di cui ci si innamorerà a prima vista, crudo e delicato ad un tempo. […] (http://labirintodelleidee.blogspot.co.at/)

[…] Stupenda la colonna sonora, mix perfetto tra elettronica e cantautorato folk-pop, curata da Klaus Leitner, Irene Hopfgartner e Ivo Forer, già componenti dei Sense of Alaska[sic!].[…] (by Pietro Ammaturo – http://www.ilfattovesuviano.it/2013/04/aquadro-dal-seme-dellossessione-nasce-lamore-targato-internet/)

About “Splendid Isolation” LP 2011 – produced by Ivo Records – published by hongly.it (m.t.c.)

German Press:
“[…] Wenn es eine Südtiroler Band gibt, die „mehr“ verdient hat, dann ist es Sense of Akasha. Bereits mit dem ersten Album „People Do Not Know Who Rules“ haben die Pusterer bewiesen, dass wir es hier mit äußerst kreativen Köpfen zu tun haben, die es zudem bestens verstehen mit Technik, Studio und Arrangements umzugehen. Mit „Splendid Isolation“ kommt nun der Nachfolger auf den Markt, der es jetzt zweifelsfrei mit den ganz großen der Szene aufnehmen kann. Grund Eins ist die Eigenartigkeit; Die Songs sind keine Kopien von irgendwas, sondern zeugen schlicht von sehr intelligenter Experimentierfreude. Grund Zwei ist die Musik; diese Mischung aus Electro, ordentlichem Gitarrenkrach, Sprechgesangs-Partien, Samples und dann doch wieder traditionellen bis historischen Instrumentarien machen das Album zum topaktuellen Produkt. Grund Drei ist schließlich das Gesamtklangbild; Ob die Klangwelten nun leise oder laut daher kommen, ob melancholisch oder aufbäumend, ob einmal ganz minimalistisch und dann episch aufschwellend … immer macht das Ganze Sinn. Immer klingt es durchdacht. Nicht das kleinste Detail ist Zufall.
Sense Of Akasha nutzen hier die heute zur Verfügung stehenden Mittel ohne auf die „Heimat“ zu vergessen. Und wenn der eine oder andere Song erst einmal im Radio gespielt wird, dann wird der eine oder die andere dieses Album sogar in die Pop-Schublade (Wounded Fools) legen […] “- Clemens Riegler -http:// http://www.riegler.it

Italian Press:

“[…] A meno che non ti chiami Tortoise o Mogwai, ci vuole un gran coraggio oggi per fare un disco post-rock. Gli altoatesini Sense Of Akasha hanno personalità da vendere e portano avanti il proprio percorso artistico con l’autorità dei grandi. Così, a tre anni di distanza dall’apprezzato “People Do Not Know Who Rules”, tornano a dare elettricità ai sentimenti con il nuovissimo “Splendid Isolation”, una raccolta di otto composizioni che proseguono nel riconoscibile solco estetico della band ma marcano anche un innalzamento dell’asticella.
Il respiro internazionale della proposta trova gli apici nell’iniziale Ingredients For Total Chaos, inno alla confusione con i muri di chitarre che sovrapponendosi alle voci distorte creano un senso di spaesamento assolutamente irresistibile, nella più sognante Wounded Fools, perfetto esempio di easy-listening non banale, e nella conclusiva The Happy Melancholic, tripudio di ebow e archi per una traccia che difficilmente lascerà indifferenti.[…]” di David Cresta | in: Primo Piano, Recensioni, su http://www.ilmascalzone.it

“[…] Pensi al post-rock, o a qualcosa di molto simile e ti vengono in mente i grandi nomi: ad esempio i Mogwai, gli Explosions in the Sky e via dicendo. Poi scopri che in Italia ci sono band che trattano la stessa materia, con sfumature diverse, interpretazioni personali, impostazioni diverse. Una di queste band è Sense of Akasha, un quartetto bolzanino dalle straordinarie qualità. “Splendid Isolation” è il loro secondo lavoro ed ha attratto su di sè parecchi occhi ed orecchie proprio per la sua genuinità.

Si parlava poco fa di post-rock, ebbene bisogna sottolineare che etichettare una band è sempre un rischio anche perchè i quattro ragazzi di Bolzano hanno attitudini post-rock (o comunque rock pieno di distorsioni, ritmi crescenti spaventosi e caos diffuso), ma non c’è solo post-rock nel loro disco.
Nel brano che apre dà il via al disco troviamo “Ingredients For Total Chaos” (il brano più corto dell’album con i suoi 5’38”) in cui troviamo un uso di voci distorte, archi e chitarre suonate con un’ossessione e una metodicità quasi maniacale (direi) e un ritmo che cresce col trascorrere dei minuti.

La voce si “normalizza” poi nella seguente “Wounded Fools” dove troviamo un bel pianoforte che accompagna il cantato fino alle esplosioni finali con il ritorno degli archi in un mix emotivo molto forte.
“Uneasy dreams” comincia come una canzone tranquilla, semplice, regolare. Poi, andando avanti, si trasforma ed è soggetta a improvvisi cambi di velocità e direzione.

Vorrei infine soffermarmi sulla titletrack dell’album “Splendid Isolation” (che è invece il pezzo che dura di più con i suoi dodici minuti e mezzo); è un brano fantastico perchè è come un viaggio, un lungo viaggio in un’atmosfera dai contorni sfuocati, magari un pò anche anneriti dallo smog. Sono dodici minuti pieni, senza soste o tentennamenti; dodici minuti intensi, vitali, essenziali.
Ricordate questo nome: Sense of Akasha. Sono italiani e faranno molta strada.[…]” Antonio Giovanditti – http://www.vivalocost.com

[…]“Tre anni dopo ‘People Do Not Know Who Rules’ (leggi) accogliamo con estremo gaudio la rentrée discografica degli altoatesini Sense Of Akasha compressa mirabilmente in quasi un’ora di musica. Il respiro dell’album è fortunatamente un respiro a grosse boccate di internazionalità, a cui si aggiunge determinante una produzione cristallina a costitutire un imponente e importante muro sonoro. ‘Splendid Isolation’ è post-rock dinamico, di matrice nord-europea, di paesaggi senza orizzonte, di ricerca sonora, di richiami e influssi realmente psichedelici, di emozioni e contemplazione corale. I quattro stati d’animo dell’isolamento sono magistralmente raccontati a cavallo di otto lunghi momenti che hanno quindi come elementi centrali la confusione, la paura, il coraggio e la libertà. Il quartetto di Brunico, non si dimentichi dunque la provenienza geografica che riporta a landscape incontaminati incastonati nel cuore delle Alpi, avvince ed entusiasma lasciando ben presto cadere/dimenticare le lunghe ombre degli Dei del suono liquido Sigur Ros ed Explosions In The Sky. Tra gli album più riusciti e dirompenti che il “genere” in Italia abbia mai prodotto.[…]

Emanuele Tamagnini – http://www.nerdsattack.net

[…] “Poesia, coinvolgimento di tutte le sfere sensoriali, lirica. Suoni che toccano le corde più profonde del nostro io. La band altoatesina riesce a sviluppare un vero e proprio percorso lungo le otto tracce di Splendid Isolation, concatenate in una perfetta miscellanea di psichedelia, campionamenti azzeccatissimi e persino eleganti archi.

Il ventaglio delle loro influenze non attinge solo al post-rock di Mogwai o Sigur Ros, ma anche all’indie e al noise rock, riuscendo a creare una miscela originale, con contaminazioni e influssi apprezzabili, senza farsi imprigionare da ripetitivi schemi di genere. Splendid Isolation è un concept album che racchiude al suo interno sensazioni eterogenee e differenti, il trasporto emotivo è grandissimo.[…] Bruno Buccino – http://www.rockshock.it

[…] ” Se Akasha sta nella cultura indù come l’ultimo e il più pervasivo degli elementi della natura, l’essenza stessa del suono, in questo album si realizza con febbrile autenticità l’unione tra significante e significato. E’, di fatto, un’unica grande suite che racconta e celebra le componenti dell'”Isolation”: paura, risentimento, melanconia, fantasia, introspezione. Morte, rinascita. “Splendid” perché brilla di luce propria, nonostante la polpa non sia sempre una prelibatezza di assoluta originalità.” […] Michele Saran – http://www.ondarock.it

[…] ” I Broken Social Scene che albergavano in affitto nel precedente “People Do Not Know Who Rules” se ne sono andati, ed ora la nuovissima rappresentazione sonica “Splendid Isolation” degli Altoatesini “Sense Of Akasha” vive di un’emozione essenziale, uno slow-dive dannato nel buio catrame del post-rock, una discesa che rilascia tensione come a commentare un’invisibile noir teatrale particolarmente fumoso e torbido; non è una sottrazione continua degli elementi quella che la band mette in opera, ma la digressione fruttante di una sonora sostanza che va a pescare lussazioni esistenziali, devianze elettriche, elettronica fluttuante e divagazioni ariose, la farmacopea basale per un viaggio ed un ascolto al centro di un piccolo rinascimento underground. […] Max Sannella – http://stordisco.blogspot.com

Rumore Magazine

About „people do not know who rules“ LP 2008

ENGLISH PRESS

“[…] While everyone expected a great album from the usual names often associated with Italian
indie, last November, the quintet from South Tyrol “Sense of Akasha” surprised everyone
bringing to press one of the more successful works of 2008.
“People do not know who rules”, quoting a speech of Mahatma Gandhi, takes us by the hand
and invites us into a land of glacial clay white and shining. An impalpable and wraparound
place to go through necessarily with eyes closed.
A land where you can hear echoes of endless recorded voices, post rock influences,
melancholic and evocative harmonies, dirty sounds and minimalism electronic. A handful of
songs perfectly cohesive where the most insignificant items is really part of a specific emotional
gear held together by a taste and elegance of style not so easy to find.”
Trivo” Rocco Triventi – http://www.succoAcido.net

ITALIAN PRESS
“[…] una saggia mistura di paesaggi sonori differenti, dal post rock all’indie pop, che rendono
l’ascolto interessante e fanno sì che questo questo “>bizzarro nome si aggiunga ad una
sempre più numerosa lista di realtà sotterranee italiane. E questo lavoro “>dimostra quanto la
passione sia la vera matrice della Musica e che si può (auto)produrre in casa un lavoro che
nulla ha da invidiare a lavori di ben più pompati artisti stranieri.” Emanuele Avvisati –
http://www.nerdsattack.net
“La sorpresa del mese viene da Brunico: Akasha salva indietronica e postrock battendo un
cuore non artificiale. I piedi nel 2008,estetica ed etica d’altri tempi.” Theorius –
http://semiscrivi.wordpress.com/

“I Sense Of Akasha emergono da una scena musicale – quella del Trentino Alto Adige –
solitamente poco conosciuta e lo fanno con un album davvero eccellente. “People do not know
who rules” è un disco dagli umori post-rock, ricco di influenze e spunti interessanti.
E’ un gruppo su cui puntare.” Ester Apa – http://www.rockit.it

“[…] Grande gusto per le chitarre sia“>arpeggiate e sia lanciate in muri di suono, intromissioni
di rumori ambientali mai molesti, bensì funzionali a crare un contesto, il violoncello che da
innesto di eleganza diventa indispensabile e poi … inutile provare a descrivere quest’album
sezionandolo: questa band è un bene prezioso del nostro panorama musicale indie-alternative
e People Don’t Know Who Rules è un disco che vi consigliamo caldamente di acquistare,
ascoltare, riascoltare e amare. 8/10″ Massimo Garofalo – http://www.rockshock.it

“[…] è un ottimo cd. Da ascoltare e ri-ascoltare più volte di seguito per tentare di assaporare
fino all’ultima nota le mille e velate bellezze che la musica dei Sense of Akasha racchiude
magicamente dentro di sé.” Laura Gorini – http://www.musicalnews.com

“Come un centro pirotecnico in cui si esplode poco, si mastica elettricità e masticando si mette
in mostra l’anima, le sonorità dei Sense Of Akasha scolpiscono emozioni povere benché
dense. […] tutto è fatto così bene che perdersi dentro le dieci tracce di “People Do Not Know
Who Rules” è un piacere per l’udito.” Pierluigi Lucadei – http://www.ilmascalzone.it
“Progetto ambizioso, quello dei Sense Of Akasha da Brunico […] capace di dare alle stampe un
disco ostico ma non privo di momenti di ottima ispirazione.” Hamilton Santià – Fuori dal
Mucchio Ottobre http://www.ilmucchio.it

“[…] Soprattutto bisogna ringraziare gli interventi elettronici, il mix di samples, i parlati che si
sovrappongono alle parti cantate e una produzione di alto livello che compongono un variegato
immaginario sonoro se People Do Not Know Who Rules è un album di gran lunga riuscito,
quando non addirittura perfetto. Passate parola” Daniel Koch – http://www.intro.de

GERMAN PRESS
“[…] Die zehn Songs zeigen die Experimentierfreude der vier Musiker, bereisen Klangsphären,
die sonst Godspeed You! Black Emperor vorbehalten sind, streifen selbstbewusst das
dEUS’sche Schaffen, um im nächsten Lied durch Mogwai’sche Laut/Leise-Landschaften zu
stapfen. Vor allem den elektronischen Spielereien, der Mischung aus Samples, Spoken-Word-
Parts und wechselnden Sangesstimmen und der hochwertigen Produktion ist es zu verdanken,
dass sich am Ende ein wunderbar facettenreiches Soundkino öffnet. Gerade das finstere
“Mellow”, das sich aus dem missmutigen Monolog eines Angestellten erhebt, sphärisch
anschwillt, um am Ende melancholisch nach Hause gesungen zu werden, zeigt, was diese
Band vermag, wenn sie unter optimalen Produktionsbedingungen zusammenkommt und sich
die Zeit nimmt, auch an kleinsten Details bis zur Perfektion herumzufeilen. “People Do Not
Know Who Rules” ist ein durchweg gelungenes, wenn nicht gar perfektes Album geworden.
Bitte weitersagen.” Daniel Koch – http://www.intro.de

“[…] Das Jenseits im Namen verankert, befördert man sich in die vierte Dimension.
Sprachsamples werden von epischen oder ausschweifenden Sounds umgarnt, man singt, klagt
an und lässt Grenzen verwischen. Gitarre, Akkordeon, Banjo oder ein Modem – Hauptsache
nicht zu bodenständig. Eine gern gehörte Entscheidung.” (Möde) – http://www.visions.de

“[…] Kaum zu glauben, dass das Album in dem Heimstudio des Gitarristen, der im Booklet nur
kurz Armin genannt wird, aufgenommen wurde. Was ist das denn für ein Studio?” “[…] Die
Gitarrenwände kennen wir sonst von Mogwai und die elektronischen Spielereien und
Experimente begegnen uns in den starken Radiohead Songs, aber doch nicht aus einem
Heimstudio! Wie Sense of Akasha ihre Laut/leise Landschaften entstehen lassen, wie sie
Elektronik und Gitarren verbinden, wie sie Samples aus Spoken Word Aufnahmen
untermischen und wie sie nie vergessen, dass es am Ende der Song ist, der entscheidet, ist
große Klasse.” Andreas Heineke – Mein Plattenfreund

“[…] Die italienischen Sense Of Akasha laden ihren ruppigen Post-Rock mit dringlich vorgetragenen Spoken-Word-Passagen auf und lassen somit deutlich werden, dass sie etwas sagen wollen. Siehe auch: Albumtitel. Und das passt. Die Energie kommt rüber und dass derlei Musik auch jenen Hirnteilen, die eine Aussage in Form von Sprache verarbeiten, etwas zu tun gibt, darf in diesem Fall als Pluspunkt gewertet werden.”

Martin Mühl – http://www.thegap.at

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